gli amici di gesu'

...Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. Gv 15, 12-17
Gesù Misericordioso

Manca poco al Natale
prepariamoci ad accogliere nel nostro cuore il
Redentore
In occasione del Natale:
IL PREMIO DI CANITTO JO’
C’era una volta un cagnolino di gomma plasticata il quale venne raccolto da una coppia di sposi in un cortile, appena in tempo, dall’essere spazzato via dall’impietosa scopa del portiere dello stabile.
Portato in casa e ripulito dalla sporcizia, fu subito accettato in casa Bianchetti, diventando anche la mascotte dell’ufficio di papà Bianchetti ove a volte veniva portato.
Non passava giorno che qualcuno non chiedesse informazioni del cagnolino, battezzato Canitto Jò, e delle sue avventure, poiché Canitto, voleva partecipare attivamente alla vita di tutti i giorni della famiglia adottiva, controllando la sveglia e la colazione, forse in modo interessato, dei ragazzi Giovanni e Valentina, nipoti dell’anziana coppia, quando casualmente, specie il sabato, si fermavano a dormire dai nonni; oppure, soffermandosi in cucina a seguire le manovre della padrona di casa o, infine, alla sera, montando di guardia su di una bella fioriera posta di fronte alla porta d’ingresso.
Il tempo scorreva tranquillo nel tran tran familiare e il cagnolino, scampato a sicura distruzione, ricambiava le attenzioni che gli venivano prestate, con uno scodinzolio interminabile della coda, sempre dritta e con guaiti di gioia.
Venne il mese di Dicembre e tutta la famiglia entrò in fermento perché era tempo di allestire il presepe e l’albero di Natale; furono, pertanto, ripescati gli scatoloni con i pastori e la grotta e quanto altro necessario per l’allestimento del presepe e gli addobbi per l’albero.
Quell’anno, mamma Bianchetti, volle approntare il presepe al centro del lungo sparecchia tavola della cucina, luogo dove, abitualmente, si passava buona parte della giornata.
Canitto Jò seguiva con attenzione tutto l’armeggiare della signora e dei nipoti, cercando di partecipare e collaborare a sua maniera, afferrando con la bocca tutto quello che gli capitava a tiro per avvicinarlo alla grotta, avendo capito che quello doveva essere il punto più importante del presepe. La gioia e l’agitazione di Canitto Jò fu al culmine, infatti non si riusciva a calmarlo, quando furono tratte fuori dagli scatoli, le pecorelle, confondendosi tra le bestioline e cercando di radunarle in gruppo, retaggio ancestrale, di qualche lontano parente, cane da pastore. Alla fine, ottenuto il suo scopo si quietò e, sedutosi, ma sempre sul chi va là, indirizzò lo sguardo verso il centro della stalla dove era stata allogata una mangiatoia e stette, immobile, in attesa di qualche evento importante.
Le giornate festive scorrevano nella gioia, ma Canitto Jò, anche se in casa vi era molta confusione, irremovibile, restava sempre immobile dinanzi alla mangiatoia, in attesa.
Il 24 dicembre si avvicinava al galoppo e qualcosa di strano, nel cagnolino stava accadendo, infatti diventava man mano più luminoso e riflettente fra la meraviglia di quanti si soffermavano a vedere il presepe e assistere a quella straordinaria trasformazione, sicuramente premio per il suo fedele lavoro.
La notte di Natale, la trasformazione fu completa, Canitto Jò si era trasformato in un cagnolino di splendido cristallo, ma sempre ostinatamente immobile, salvo un lieve, saltuario scodinzolio, ma con lo sguardo fisso verso la mangiatoia che ora conteneva uno splendido fagottino.
Canitto Jò rimase a guardia della mangiatoia fino all’arrivo dei re Magi, il 6 gennaio, sempre luminoso.
La mattina del 7, mamma Bianchetti si apprestò a togliere il presepe, raccogliendo i ciuffi di erba finta, poi tolse la stella cometa che faceva da cornice alla grotta della Natività, infine cominciò a raccogliere ed incartare i pastori e gli animaletti tra cui le pecorelle. Canitto Jò fu tolto per ultimo, delicatamente e con un velo di tristezza, poiché si era deciso di collocarlo in bacheca, data la straordinaria trasformazione, ma si perdeva così un caro compagno.
Poi, meraviglia delle meraviglie, Canitto Jò saltò dalle mani della signora e, in un balzo, fu sul tavolo della cucina, riprendendo di nuovo la sua natura di cagnolino di gomma plasticata, scodinzolante per la gioia.
L’impareggiabile Canitto Jò era tornato!
L’avventura fra gli umani continuava!
G. Raineri
OSA CREDERE
Osa credere che c'è un canto nel tuo cuore.
Osa credere nei tuoi desideri.
Finché hai il coraggio di credere,
niente potrà impedirti di giocare il ruolo che vuoi.
Troppe persone finiscono su una strada sbagliata
fuorviate da un granello di dubbio.
Il destino può cambiare.
Il sole è già alto sul giorno che è nato.
Troppi dicono che tutto va bene e non capiscono perché si dovrebbe cambiare.
Troppi nascondono il loro splendore sotto macigni di sofferenza.
Noi non dobbiamo chinare la testa,
alziamoci invece cantando di gioia.
Non c'è momento migliore dell'istante presente.
Avanzerò senza sosta, adesso che so di aver trovato
qualcosa che mi appartiene.
J. TODA
Giovanna ci invia:
Signore, aiutami a dire la verità davanti ai forti e a non mentire per avere l'applauso dei deboli.
Se mi dai fortuna, non togliermi la ragione.
Se non ho fortuna, dammi la forza per trionfare sul fallimento.
Se mi dai successo, non togliermi l'umiltà.
Se mi dai l'umiltà, non togliermi la dignità.
Se sarò in difetto con la gente, dammi il coraggio di chiedere scusa e se la gente mancherà con me dammi il coraggio di perdonare.
Signore, se mi dimentico di te, non ti dimenticare di me.
GANDHI
Amalia ci invia questa poesia composta da una bambina affetta da cancro.


Il cuore più bello del mondo
C’era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata.
Tutti quanti gliel’ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s’insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.
All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: “beh, a dire il vero… il tuo cuore è molto meno bello del mio”.
Quando lo mostrò, aveva puntato addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dove dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene – così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi.
Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.
Il giovane guardò com’era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: “starai scherzando!”, disse. “Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime”.
“Vero”, ammise il vecchio . “Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio con il mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel’ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi - e così ho qualche bitorzolo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso.
Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che provo anche per queste persone… e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno quello spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la vera bellezza?” Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel’offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo.
Il giovane guardò il suo cuore, che non era più il cuore più bello del mondo”, eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l’amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.
inviata da Maria C.
Leggendo in giro.
ACCADE A FAVARA
IN 200 INVITATI A CENA DAI FRATI, MA PER DIGIUNARE
In duecento erano stati invitati a cena dai Frati francescani. Un momento di socializzazione, hanno pensato i parrocchiani che ben volentieri hanno risposto all'invito. Con loro l'arciprete, altri parroci e molti giovani . Nessuno si è presentato a mani vuote, chi ha portato una bottiglia di vino, un liquore o uno spumante, ed anche manicaretti e dolci fatti in casa. Insomma tutto come da buona tradizione siciliana. Immaginate quindi la grande sorpresa, lo stupore e il forte imbarazzo quando, entrati nella sala del convento, gli invitati non hanno trovato la tavola imbandita. Certo i francescani sono votati alla povertà ma nella sala non c'era niente, non mancavano solo i piatti, bicchieri o posate, mancava proprio la tavola, solo sedie disposte a cerchio. Scioccante nella sua semplicità ma efficace, un pranzo senza portate per focalizzare l'attenzione sul dramma della fame patita da milioni di persone nel mondo. E la provocazione dei seguaci del poverello d'Assisi è andata oltre. Dopo aver fatto sedere tutti e proiettato crudissime immagini di fame e povertà, dall'altra parte della sala è stata scoperta una ricchissima tavola con ogni bendi Dio. Tutto a posto allora?! Niente affatto nella tavola c'erano disponibili solo 15 posti. E siccome si nasce poveri o ricchi non per libera scelta, i fraticelli hanno fatto prendere da uno scatolino ad ogni invitato una bandierina dei 201 Stati del mondo, solo chi ha avuto la fortuna di pescare quella di uno Stato ricco si è seduto a tavola a mangiare, per tutti gli altri solo una manciata di riso, quello che per milioni di persone, è l'unico pasto quotidiano. Poi fra' Alessandro, il guardiano del convento, ha chiesto ad ognuno, povero o ricco di fare quello che si sentiva in quel momento. I 15 fortunati hanno diviso il loro cibo con gli altri, alcuni se ne sono anche privati per darlo all'altro. Ma questo è il lieto fine del convento di Favara, non certo quello che succede nel mondo.
"La Sicilia" GIUSEPPE MOSCATO

Per sapere qualcosa in più:
MARIA C.
ci invia questa storia che ci può far sorridere ma anche meditare!
L'Assicurazione
C'era una volta un brav'uomo che si chiamava Romoletto
e abitava in una casetta sulle rive del fiume Tevere.
Aveva piovuto tanto per quasi una settimana e il Tevere si era gonfiato
abbastanza.
La casa di Romoletto era in pericolo, infatti il notiziario lo spaventò un po':
" Tutti coloro che abitano nelle vicinanze del Tevere devono lasciare le loro
abitazioni:
stà per arrivare una piena del fiume"
Romoletto era molto pio e aveva una grande fiducia nel Signore.
Così si inginocchiò e cominciò a pregare." Signore salvami !"
In quel momento sentì una voce proveniente dall'alto.
" Non avere paura, Romoletto ! Ci penso io a te !"
Era la voce del Signore.
Romoletto, pieno di gioia, si rialzò
e continuò a fare i suoi lavori in casa, come se niente fosse.
Intanto il fiume gonfiando entrò in casa,
l'acqua del fiume gli arrivò quasi alle spalle, ma lui era tranquillo.
Passò una lancia dei pompieri, uno di essi gli gridò:
" Presto venga via con noi ! E' pericoloso rimanere qui ".
" No ho un'assicurazione superiore !"
Rispose Romoletto, indicando il cielo.
Con il passare delle ore l'acqua si alzava sempre di più,
tanto che fu costretto a salire in soffitta.
Passò una barca della Protezione Civile e una voce gridò :
" Venga via subito ! L'acqua salirà ancora !"
Romoletto rifiutò ostinatamente:
" Ho un protettore, io !" Rispondeva.
L'acqua lo raggiunse in soffitta e lui salì sul tetto.
Passo di lì un gommone della Croce Rossa che cercava gli ultimi da salvare,
invano cercarono di portarlo via,
ma lui si attaccò al camino come un caprifoglio ad un albero dicendo
" Non ne ho bisogno ! Ho chi mi salva, io !"
Purtroppo l'acqua si alzò al punto che Romoletto annegò.
Appena si trovò in Paradiso, Romoletto andò su tutte le furie,
si presentò dal Signore e protestò
" Hai detto che pensavi a me ? E invece sono bell'e morto !"
Il Signore lo fissò con il suo sguardo pieno di bontà e gli rispose
" Ma io ho pensato a te, Romoletto. Tre barche ti ho mandato !"
Il Signore ci aiuta attraverso gli altri, impariamo ad avere fiducia in Lui
e in chi ci manda a darci una mano.

La Madonna di Madjugorje
Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli
altri, anche
a dispetto della nostra situazione.
Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.
Se vuoi sentirti ricco pensa alle cose che possiedi e che il denaro non
può comprare.
L'oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.
Non tenere questa lettera, spediscila agli amici ai quali vuoi augurare
buona fortuna.
L'uomo ha la consapevolezza del proprio esistere, ma è il venire riconosciuti a renderci umani
Giovanni
![]() Per i vostri pensieri e le vostre meditazioni, scrivete a: gliamicidigesu@aruba.it
|
email: gliamicidigesu@aruba.it
La Chiesa in missione presso i malati
I malati a Lourdes si sentono a casa propria.La prima guarigione ebbe luogo il 1° marzo 1958. Da allora, inspiegabilmente, "miracolo" e "Lourdes" sono associati. Ma questo diventa, al tempo stesso, comprensibile ma anche rischioso. Comprensibile: dato che continuano ad esserci guarigioni straordinarie; rischioso: perché Lourdes non deve far nascere false speranze in alcuni, ma la grazia di Lourdes è possibile per tutti; i malati devono poter trovare la forza anche quando non ricevono la guarigione della loro malattia. La guarigione si deve capirla sotto tante forme...
Lourdes ricorda il pellegrinaggio del 14 e 15 agosto 2004, di Giovanni Paolo II, allora già molto malato: fu una testimonianza vivente per tutti i fratelli e sorelle malati e disabili.
"Chi ha percepito il profumo di Lourdes non potrà più dimenticarlo per tutta la durata della vita!"